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Free lance e partita Iva: tutto quello che c’è da sapere

Quando un professionista si mette in proprio rischia di rimanere paralizzato dalla troppa”burocrazia”. Vediamo di fare un po’ di chiarezza sul mondo dei free-lance e sulle domande tipiche di chi si avvia alla professione. Serve per forza la partita Iva o bastano le prestazioni occasionali? Quante e quali tasse si pagheranno?

In principio c’erano gli avvocati, i notai e i medici. Ma con Internet e i social network, il business è completamente cambiato e accanto a ogni impresa che nasce, c’è almeno un free lance che ne sostiene la crescita. Ma chi sono questi free lance?

free lance topNel Medio Evo erano i soldati professionisti che non servivano un comandante specifico ma si mettevano al servizio di chiunque li pagasse. Erano i mercenari (free lance dall’inglese “lancia libera”).

Col tempo la figura si è allargata fino al mondo del lavoro, indicando qualsiasi professionista non legato da vincoli col datore di lavoro, ma che ha la facoltà di scegliere con chi, come e quando offrire i propri servizi.

Così oltre alle professioni tradizionali troviamo anche:

  • Web master;
  • Grafici;
  • Copy writer;
  • Promotori finanziari;
  • Fotografi;
  • Social media manager;

Molte delle quali nate dalle opportunità della rete.

Ma se per un avvocato o un commercialista è scontato aprire la partita Iva dopo l’esame di abilitazione, per chi ha deciso di vivere della passione per la fotografia, per l’arte, per l’informatica… il da farsi per mettersi in regola non è molto chiaro. Dato che essendo uscite da poco non hanno un inquadramento preciso dal punto di vista fiscale.

Ma partiamo per gradi.

Free lance? Apri la partita Iva.

Innanzitutto sfatiamo un mito molto in voga negli studi professionali: la prestazione occasionale fino al limite dei 5.000 euro annui.

In pratica, per non aprire di aprire la partita Iva si lascia al cliente una semplice ricevuta fiscale fino a quando il fatturato non arriva a 5.000 euro in un anno. Ma la verità è che il limite dei 5.000 euro conta veramente poco.

Ciò che fa la differenza è la natura professionale e continuativa di un’attività.

Per farti un esempio… Se un web master fa 100 prestazioni occasionali da 40 euro l’una, ha un fatturato di 4.000 euro all’anno, ma questo modo di lavorare tutto può essere tranne che occasionale. Semmai è molto abituale proprio perché viene fatto con una certa continuità.

La partita Iva diventa obbligatoria perché in caso di verifica dall’Agenzia delle Entrate, giustificarsi coi ricavi sotto i 5.000 euro servirà a poco. La ricevuta fiscale va bene solo se ci sono due, tre al massimo quattro operazioni all’anno.

Ma se hai intenzione di lavorare con una certa stabilità devi per forza aprire la partita Iva.

Meglio della ritenuta d’acconto.

Se ti stai disperando perché non vuoi rapporti col fisco stai tranquillo. A breve vedrai come aprire una partita Iva sia molto più conveniente delle prestazioni occasionali.

Lavorando con la ricevuta si applica la ritenuta d’acconto sulle prestazioni.

Che cos’é? È un modo con cui lo Stato anticipa il versamento delle imposte prima ancora della dichiarazione dei redditi.

In pratica su un servizio di 1000 euro applichi il 20% di ritenuta di acconto, che sono 200 euro. Il tuo cliente, che è il tuo sostituto d’imposta non ti pagherà 1000 euro, ma solo 800. Le 200 euro di ritenuta le verserà lui direttamente allo Stato, proprio perché ti sta sostituendo nel pagamento delle tue imposte.

In più entro il 28 febbraio di ogni anno dovrà rilasciarti una certificazione dei compensi erogati (la Certificazione Unica o CU, il vecchio CUD)… Insomma un gran casino per un’operazione fatta ogni tanto.

Ma vediamo quanto costa aprire la partita Iva.

Quanto costa la partita iva di un free lance?

Per un professionista l’apertura della partita Iva è GRATUITA.

Non dovrà far altro che compilare il modello AA9/12 secondo le istruzioni e spedirlo all’ufficio più vicino dell’Agenzia delle Entrate. In alternativa può inviarlo telematicamente grazie all’ausilio di un commercialista.

Si dovrà indicare:

  • la sede dell’attività: che è il locale dove si svolgono le operazioni, o va bene anche la propria residenza (specie per chi lavora online dal pc di casa).
  • L’oggetto dell’attività esercitata: rappresentata dal codice ATECO 2007, che è un po’ il codice fiscale della professione.

Anche se aprire una partita Iva è particolarmente facile, sbagliare in questa fase ti potrebbe costare in futuro svariate migliaia di euro.

Uno degli errori più comuni è quello di inquadrarsi come ditta individuale, invece che come lavoratore autonomo. Di solito la distinzione non è così netta, se non per i costi. Infatti l’apertura di una ditta costa più o meno 300 euro per l’iscrizione alla Camera di Commercio, apertura della posizione Inail ecc.

Se hai bisogno di un aiuto o di qualcuno che ti segua nell’apertura della partita Iva, puoi chiedermelo anche qui inserendo i tuoi dati. Ti ricontatterò nelle 24 ore successive.

Quante tasse paga un free lance?

Per fortuna TUTTI i free lance possono accedere al nuovo regime forfettario.

Dopo aver sostituito il vecchio regime dei minimi, è ormai il regime naturale delle partite Iva e se ci sono le condizioni si accede a notevoli vantaggi fiscali, tra i quali:

  • Meno Tasse. Si paga solo un’imposta sostitutiva del 15%, o addirittura del 5% nei primi cinque anni, se ricorrono le condizioni per le start-up.
    Con le prestazioni occasionali invece rientra tutto nel reddito personale. Così se i servizi offerti non superano i 5.000 euro, sarà comunque pagata l’aliquota del 23% relativa allo scaglione Irpef più basso (da 0 a 15.000 euro).
    Inoltre non sono dovuti né l’Irap, né le addizionali regionali e comunali (un altro 5 o 6% di risparmio).
  • Esenzione dell’Iva e di tutte le operazioni che la riguardano. Nessun addebito al cliente, nessun registro Iva,  liquidazioni periodiche, dichiarazione annuale ecc.;
  • Nessuna ritenuta d’acconto sulle fatture. Si riscuote il prezzo pieno della fattura senza che il cliente dovrà preoccuparsi di versarti le imposte e farti la certificazione unica a febbraio.
  • Semplificazioni contabili. Non c’è bisogno di registrare le fatture, ma conservarle per avere il totale dei ricavi a fine anno su cui calcolare l’imposta sostituiva. I forfettari sono esonerati anche dagli studi di settore e dallo “spesometro”.

Non ha nessuna scadenza come avveniva invece per i minimi, ma può essere utilizzato anche a vita, fino a quando sono rispettati i requisiti.

Ditte e lavoratori autonomi pagano le stesse tasse. Il discorso cambia con i contributi.

2) I contributi INPS

Come già spiegato nella guida contributiva ci sono diversi trattamenti per i free lance:

  • I professionisti con cassa, come gli avvocati, i commercialisti, i dentisti ecc. che verseranno i contributi in base alle regole dettate dal proprio ordine professionale.
  • I professionisti senza cassa (i lavori più recenti: web master, social media manager ecc.) che si iscriveranno alla Gestione separata dell’Inps, in cui verseranno il 25,72% di quanto prodotto in un anno. Ciò significa che se non hanno ottenuto alcun reddito non dovranno versare un euro di contributi.

Il che è ottimo nei primi tempi quando il fatturato non è altissimo, a differenza di una ditta individuale che pagherà 3.600 euro all’Inps anche se ha un solo euro di scontrino.

Quanto paga al fisco un professionista?

È arrivato il momento di analizzare i costi fiscale di un free lance.

Ipotizziamo l’attività di un fotografo (Ateco 74.20.11) con un fatturato di 20.000 euro all’anno.

Nel regime di vantaggio i costi sono forfettari, nel senso che ci ha già pensato lo Stato a calcolarli per ogni attività. Non dobbiamo far altro che applicare (nel caso del fotografo) il 78% al fatturato di 20.000 euro, ottenendo un reddito fiscale di 15.600 euro.

A questo applicare il 25.72% per i contributi da versare all’Inps…per un totale di 4012 euro.

Togliendo i contributi al reddito fiscale, ci esce un reddito imponibile di 11.588 euro da cui applicare l’aliquota del 5%, per un Irpef di 579 euro.

In totale il nostro fotografo pagherà 4.591 euro (4012 all’Inps e 579 di Irpef) e gli resteranno in tasca 15.409 euro.

 

Conclusioni

Abbiamo visto i costi fiscali di un free lance e come aprire una partita Iva sia molto più conveniente delle prestazioni occasionali. Infatti una volta identificati al fisco non saranno più dovute le ritenute d’acconto, migliorando soprattutto la vita del cliente. 

Inoltre l’assenza di Iva e le minori aliquote nel forfettario permettono di avere un notevole risparmio fiscale.

 

Se sei un free lance e hai bisogno di aprire la partita Iva scrivimi pure nei contatti o chiedi una consulenza gratuita. Vedremo insieme la via più conveniente per la tua professione.

4 pensieri su “Free lance e partita Iva: tutto quello che c’è da sapere

    1. Ciao Vincenzo,
      Il compenso professionale è comprensivo di:
      – tenuta della contabilità;
      – invio f24 per i contributi;
      – dichiarazione dei redditi;
      – assistenza dedicata per ogni questione circa l’attività/professione.
      E’ determinato su base annuale ed è dovuto a prescindere se si fattura o meno.

      Nel servizio che offro, il riferimento al mese è solo un vantaggio per poter spalmare poco alla volta quanto dovuto in un anno.
      Tuttavia, col pagamento annuale unatantum si risparmiano due mensilità.

      Resto a disposizione per qualsiasi altro dubbio.

      Raffaele

  1. Ho letto molti articoli per come iniziare un’attività come freelance nel regime forfettario. Adesso pongo un quesito alquanto inusuale. Sono un pensionato con il sistema retributivo, sentendomi ancora attivo vorrei dare sfogo al mio eterno hobby della fotografia, aprendo una partita iva. Domanda: mi viene decurtata la mia attuale pensione?

    1. Ciao Enzo assolutamente.
      Anche in pensione è possibile svolgere un lavoro autonomo o dipendente, con la possibilità di aggiungere per intero l’utile (o lo stipendio) alla pensione da te percepita. Inoltre quest’ultima non si ridurrà mai.
      Saluti

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