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Falsa partita iva. Come riconoscerla ed evitarla

alt partita iva
Breve analisi di un fenomeno tutto italiano: le “false partite Iva”. Sempre più imprenditori si affidano alle prestazioni di soggetti con partita iva, al solo scopo di aggirare obblighi riguardanti le ferie, le malattie, gli infortuni ecc. Di seguito tutte le caratteristiche per riconoscere una falsa partita iva e come evitarle.

alt falsa partita ivaTipica domanda al consulente: “Dottò lavoro da Tizio però mi ha chiesto di “staccarmi” da lui e aprirmi la partita Iva…si può fare?”

Risposta più o meno identica: “Si potrebbe fare… ma fai attenzione alla falsa partita Iva perché altrimenti son dolori“.

Meglio precisare. Sono in migliaia i contribuenti che si reinventano ogni giorno con una nuova attività o professione. Ma ben altra cosa è quando sono gli stessi datori di lavoro ad obbligare a un giochetto, tutto italiano, che funziona più o meno così:

  1. Licenziamento/dimissioni del dipendente con annessa apertura della partita Iva;
  2. Inserimento in azienda come un qualsiasi operaio;
  3. Fatturazione dello “stipendio” alla fine del mese come fosse una collaborazione.

Ora. Premesso che fatturare un servizio è una cosa naturale. Il meccanismo delineato sopra è illegale e serve solo a tenere nascosto un dipendente agli occhi del fisco e dell’Agenzia delle Entrate. Ma perché è così utilizzato?

Chiamasi convenienza economica. È molto più conveniente pagare un collaboratore che trovarsi un dipendente in libro paga.

In tempi in cui i must dell’efficienza e della riduzione dei costi sono di vitale importanza per la sopravvivenza sul mercato, il mancato pagamento dei contributi, dei premi Inail e delle ritenute rappresentano un vantaggio enorme per ogni impresa. Per non parlare delle ferie, delle malattie, degli infortuni e tutti gli obblighi che un dipendente comporta.

Ma ad arginare il fenomeno (esploso dai primi anni duemila con i co.co.co. e i lavori a progetto) ci ha pensato la Riforma Fornero con una serie di requisiti che se soddisfatti, permettono agli ispettori di riconoscere il collaboratore come un dipendente dell’imprenditore. Con tanto di sanzioni e recupero dei premi e contributi non versati.

Vediamo i requisiti da soddisfare.

Riconoscere le falsa partita Iva.

  1. Requisito temporale.
    Se la collaborazione con lo stesso imprenditore si svolge per più di 8 mesi in due anni. Sono 241 giorni all’anno che possono essere sia continuativi che frazionati.
    Ad esempio dal 1/1 al 30/08 del 2017 sono 241 giorni.
    Dal 15/2 al 30/06 e dal 20/08 al 4/12 del 2018 sono altri 241 giorni. In questo caso è soddisfatto il requisito temporale.
    Come se ne accorge l’ispettore? Con un qualsiasi documento utile a risalire alla durata della collaborazione: lettere di incarico, fatture ecc. Anche con testimonianze di terzi o di altri dipendenti della ditta.
  2. Requisito del fatturato.
    Se per due anni consecutivi più dell’80% del fatturato proviene dallo stesso imprenditore.
    Se un’impresa col volume di affari di 10.000 euro lavora con più ditte, ma più di 8.000 euro sono stati fatturati alla stessa impresa, il requisito è soddisfatto.
  3. Criterio organizzativo.
    Se il collaboratore ha una postazione fissa nell’impresa.

    Il lavoro “autonomo” si distingue dal dipendente per la completa autonomia nella scelta degli orari e del luogo. Anche se non è difficile trovare postazioni per collaboratori esterni (si pensi all’ufficio del commercialista che amministra una società di capitali), trovarne una per chi svolge le stesse mansioni degli operai non farebbe altro che drizzare le antenne ai verificatori.

Bastano due criteri per accertare la falsa partita Iva e fare del collaboratore un dipendente.

I soggetti esclusi.

Ma la presunzione non si applica a tutti, ci sono categorie e collaborazioni che restano escluse. In particolare:

  • Quando la collaborazione è prevista dai contratti nazionali collettivi o è siglata dai sindacati, per venire incontro alle specifiche esigenze del settore;
  • Per gli iscritti ad albi professionali (avvocati, notai, commercialisti ecc.);
  • Se la prestazione è resa a fini istituzionali nelle associazioni sportive dilettantistiche (A.S.D.) riconosciute dal Coni;
  • Con la certificazione del contratto presso le commissioni di certificazione. (Qui per maggiori informazioni sulle commissioni e sulla certificazione del contratto).

Falsa partita Iva…Come evitarle.

A ben vedere la presunzione interviene anche se i servizi tra partita Iva e l’unica impresa cliente avvengono in buona fede. Ma cosa si può fare?

Come specificato dal Ministero del Lavoro nella circolare 32/2012, tocca al datore di lavoro dimostrare l’assenza di continuità e il mancato inserimento nell’organizzazione dell’impresa.

Purtroppo la prova non può essere fornita dal lavoratore che può comunque servirsene nella situazione opposta. E cioè per denunciare l’abuso della partita Iva e chiedere l’immediata assunzione presso un giudice.

Oltre alle esclusioni, ci sono anche due deroghe che se presenti non permettono l’applicazione della presunzione. E cioè:

  1. Se la prestazione si basa su competenze di grado elevato acquisite durante percorsi formativi significativi. O se la stessa prestazione è basata su capacità tecniche acquisite nelle rilevanti esperienze maturate nell’esercizio dell’attività.
  2. Se il fatturato del collaboratore supera di 1,25 volte il reddito minimo previdenziale che oggi ammonta a 15.548 euro. Quindi moltiplicando 15.548 * 1.25 si ottiene il limite di 19.435 euro, da superare per non trasformare la collaborazione in vera assunzione.

Per la prima deroga il “grado elevato” è dato dal possesso di diplomi, lauree, master, dottorati di ricerca ecc. E le “rilevanti esperienze” derivano da qualifiche conseguite da almeno 10 anni di attività.

La seconda non ha bisogno di commenti: basta fatturare più di 19.435 euro.

Conclusioni

Abbiamo visto i criteri per riconoscere una “falsa partita Iva”.

Il consiglio che posso dare è di conservare tutti i documenti (fatture, lettere, contratto ecc.) per dimostrare la particolare preparazione e formazione del collaboratore, quando il caso lo riterrà necessario.

Inoltre è buona norma certificare il contratto davanti alle stesse commissioni. Solo in questo caso gli ispettori non potranno chiedere nulla, dato che un contratto certificato può essere annullato solo dal giudice del lavoro.

Se hai bisogno di maggiori informazioni sulle false assunzioni scrivimi pure nei commenti o richiedi una consulenza gratuita per un’analisi più approfondita.

8 pensieri su “Falsa partita iva. Come riconoscerla ed evitarla

  1. scusate ma un farmacista iscritto all albo che è stato assunto a p.iva per gestire un corner di parafarmacia , praticamente senza una vera e propria autonomia di lavoro, postazione fissa, con contratto di un anno (rinnovabile automaticamente) che supera gli 8 mesi, con praticamente il 100% fatturato alla stessa impresa…non puo rientrare nei soggetti esclusi solo per l’albo! per me nei soggetti esclusi fanno parte i titolari di farmacia, che appunto hanno un impresa anzienda che è la farmacia e fanno come vogliono…giusto?

    1. Ciao Matteo.
      La situazione da te delineata è perfettamente in regola. Ai fini della legge 92/2012 l’unica causa di esclusione è l’iscrizione ad un albo professionale, tra cui anche quello dei farmacisti.
      Che poi la partita iva in questione sia il titolare effettivo poco importa, nulla vieta al neo-farmacista iscritto all’albo di gestire una parafarmacia altrui e fatturare il 100% dei compensi allo stesso soggetto.
      Le false partite iva sono state ideate per arginare un fenomeno dilagante nei settori del commercio e dell’artigianato, che storicamente hanno caratteristiche ben diverse dalle professioni.
      Spero di essere stato chiaro.
      Saluti

  2. Il caso di un’insegnante di scuola superiore a gestione privata ma finanziata dalla regione, che percepisce meno di 15000 euro lordi annui, con contratti di 9 mesi l’anno per 6 anni consecutivi, scuola che si avvale soltanto ed esclusivamente di insegnanti a partita iva, fra abilitati e non, non è passibile di conversione perché possiede competenze di grado elevato ecc? Se così fosse la legge appare utile solo in pochissimi casi.
    Grazie

    1. Ciao Marta,
      in questo caso il rischio non c’è, o almeno può essere superato in caso di controllo, proprio riferendosi alle “competenze di grado elevato” ottenute da te e i tuoi colleghi (diplomi, lauree, dottorati ecc.)
      Diciamo che è utile solo in settori in cui, per tradizione, il rischio di camuffare un’assunzione è particolarmente alto. Basti pensare all’edilizia, il turismo, l’agricoltura ecc.

      Saluti

  3. Un Tecnico di Radiologia non è riconosciuto falsa partita iva solo perchè iscritto ad un Albo?

    Basterebbe studiarsi la figura del TSRM: turni, orari e prestazioni stabilite dal committente, macchinari e pazienti del commitente oltre al fatto che il tsrm deve essere sottoposto a dosimetria e sorveglianza medica costante. Tralasciamo poi il fatto che la partita iva sull aspetto radioprotezionistico non salvaguarda nè se stessa e né i pazienti, se vuole lavorare! o sbaglio?

  4. Salve sono odontotecnico, quindi iscritto solo all albo artigiani.lavoro con p iva presso unico committente con attrezzatura e materiali suoi.il 100% del fatturato proviene quindi da questo committente.
    Ho superato gli 8 mesi di lavoro da loro.solo che il mio fatturato è superiore ai 19.435€
    Non di molto però. Saranno 5000€ in più.
    Posso vedermi negata la vertenza?

    1. Ciao Giorgio,
      assolutamente sì. Ma non solo per l’importo superato anche per le particolari competenze richieste dalla tua attività.
      Puoi operare tranquillamente in questo modo.
      A presto

      Raffaele

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